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o perchè Dante si usurpò la licenza di raddoppiarvi in grazia della rima la T. E per avventura giudicò di Poter tanto meglio ciò fare, quanto che essendo la voce prosaica Mutulo, e la poetica Muto, quest' accorciamento gliene dovette qualche aPparenza somministrar di ragione. Il somigliante praticò Francesco da Bar. berino, che quasi sempre Mutto scrisse con due T ne suoi Documenti di Amore, come per esempio: - 4osti lo passato anno gran frutti : Or tempesta gli ha strutti: oompensa; e ne figliuoi parlanti , e mutti, E in altro luogo : E li subbietti tutti , Se non son sordi e mutti, Poran quinci vedere 5 Che li convien tenere ec. (23) Questo in fatti fu quello , che fece Davide, allorchè Abisai e tutti i suoi servidori sgridò perchè volevano uccidere Semei: ociatelo, diceva egli, lasciatelo dir male, ooo oose: perchè questa è la volontà dei Signore (a). (of) Questa speranza medesima è quella, che produsse Po motivo della sua sofferenza al detto Abisai, e osli altri: Lasciate, diceva, che Semei mi maledica ; e il Signore per avotura riguarderà la mia afflizione, e mi farà

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oltrettanto bene per quest odierna maledizione s
ch' io ricevo (a).
(25) Davide conosceva ottimamente , che
i suoi peccati erano la cagione de' suoi casti-
gi; onde soggiunge : Non solamente io spero,
che soddisfatto di questa mia penitenza, mi
traggiate, o Signore, dalle mie afflizioni; ma
o ancora, che mi caviate d' ogni cattiva
inclinazione, ed abito, ondrio non cada più in
Poccato; e per tal guisa rimossa ogni sorgente de'
miei malori, stieno questi lontani; sicchè non
obbiano occasione i miei Nemici , vedendomi da
oi vie più afflitto, di rallegrarsi su me ee.
(26) Non è per questa mia sofferenza,
di io mi stimi Uomo dabbene, e Santo. Anzi
" solo mi conosco reo in fatti di gravissime
ole: ma mi conosco altresì capacissimo di
ore in nuove altre. Però e confesso , come
o di quelle, d'aver meritato ogni vostro fia-
gello; e voglio io stesso far da me penitenza,
one, capace di ricadere , per non esser di
Voi più privato. -
(27) Ched invece di Che , coll' aggiunta
della D in fine , conforme al solito degli Anti-
chi Poeti, che in vece di che, Ne, Se, e si-
oi, dicevano che i , Ned, Sed , a rendere
Po sostenuto il verso, qualora a dette parole

o vocale seguiva. Così il Boccaccio nell'Ameto.

, Ched ei non passin la ragion dovuta. o il Petrarca nel Sonetto Giunto m' ha Amor : “-

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Ned ella a me per tutto il suo disegno. e Cino da Pistoia in un altro Sonetto: Sed ei non fosse Amor, che lo conforta. (28) Cioè, si confermano vie più fortemente, e si moltiplicano; e insolentiscono vie più, per cagione della mia sofferenza: (29) Cioè, coloro , che non giudicano se condo l' equità, nè secondo il merito di chi ben opera, ovvero anche coloro, che rendono male per lo bene, che han ricevuto, mi lace: rano colle loro maldicenze, e continuano ad odiarmi, solo perchè io ho allora i tuoi conforti, e consigli seguitati, o mio Dio, di sofferire con umiltà, e far loro del bene. (3o) Diversorio, voce usata pur da altri To: scani, come da Fra Cavalca nel suo Specchio di Penitenza, è fatta dal Diversari dei Latini, che val Divertire ad albergo: e significa Abitazione, o Alloggio, non di permanenza, ma di passaggio: onde diceva un Gentile (a) Io parto di questa vita, come da un ospizio, non da una casa; poichè la natura o ha dato un Diversorio da farvi dimora, non da abitare Dante qualora di sì fatta voce usò in questa sua Traduzione, ebbe in mira d'usarla in tal sentimento; come se Davide avesse detto: poichè in questa vita mortale, che è il nostro Diversorio non ho dove meglio ricoverarmi, che sotto la vostra Protezione, o Signore.

(a) Cicar. in C-toue.

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ARGOMENTO or SALMO IV.

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Miserere mei Deus secundum etc. Psal. 5o.

A cuni hanno attribuito questo Salmo a
Manasse Re di Giuda, allora quando fu pri-

gioniero per divina punizione in Babilonia

condotto: ed altri, senza determinare perso-
na, lo hanno creduto opera di qualcun de'
Giudei, nella cattività esistenti dopo la presa
e la distruzione di Gerusalemme, e del Tem-
pio. In vero ci ha per entro certi passaggi,
che paiono pruove al primo aspetto assai buo-
ne, che allora le mura di Gerusalemme erano
distrutte, e che gli usati sacrifizi più " -
sofferivano; due circostanze, che non con-
Vengono per verun conto a que tempi, che
regnò Davide. Due ragioni a ogni modo si
oppongono a così fatte opinioni. La prima è
il titolo stesso del Salmo, il quale è: Salmo,
che compose Davide, allora che il Profeta
Natan venne a trovarlo, dopo ch ebbe pec-

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cato con Bersabea. La seconda è, che stante

le predette opinioni, men facile, e men pro

pria rassembra l'applicazione de Versetti 12. 13. 14. 15. a gli Schiavi in Babilonia. La maggior parte per tanto degl'Interpreti, e de Padri l' attribuiscono a Davide: ma non convengono tuttavia in ogni cosa, ed a pieno. Aben Ezra lasciò scritto, che un Savio della sua Nazione credeva, che i due ultimi Versetti di questo Salmo gli fossero stati agi" da qualche pio Giudeo, che viveva

urante la predetta Cattività; e che il soleva i" sua divozione recitare. Il Calmet sembra, :he inchini a ciò credere; e ne allega in confermazione una simile Aggiunta al Cantico, che fu nella cerimonia del Trasporto dell'Arca a Gerusalemme cantato sotto il Regno di

David (a); dove si prega il Signore di ra:

gunare il suo popolo disperso falle Nazioni; preghiera, che niun rapporto ha co tempi di quel Monarca, non più che quella , che

in fine di questo Salmo si legge; amen

due le quali si potrebbono egualmente le vare, dico egli, senza nulla guastare o togliere della loro economia, o del loro senso. Ma queste Aggiunte nella Sacra Scrit, - – - - - -

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