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- (1 lu) e Nell' Ecclesiastico (a) si dice Non avoler essere avido in ogni Embandiglione, e non ti gittar, adosso ad ogni vivandai, perciocchè ne imolti cibi, sarà l' infermità ; e l'avidità si avvicinerà fino a quella pericolosa, e acuta malattia, che i Medici chiamano Collera. Ma fino nn Gentile (b)cci scrisse: Qualunque degli augelli, che vola, qualunque dei pesci, che nuota, qualunque delle fiere, che gira, si seppelisce nei nostri ventri. Cerca ora, perchè tosto moriamo ?...Onde la Scuola Salernitana (c) bene cantò , i , in it - , i s a ) Patria, la gola freno, si ami d'anni vivere pieno Di star cerchi sano? parca ti sia la mano i (aio) E questo è il peggior effetto do Gola, e la più terribile, che la morte; ho mentre per la sazietà e si distende il " come dice S. Gregorio (d), gli aculei si,ecoitano della libidine (1 i3), Il disordin to, appetito dell' impura, e libidinosa voluttà, chiamato comunemente TLussuria, è il settimo in questo giro di peccati capitalista . io . . . . . o, (144). Gli esempi di questi, due effetti, son - , o si e a e' a o , - a 4 t 3 (a) Cap. XXXVII, n. 53. (b) Senech: Riet. 16, - - - - - - - - - - - - - - - - --(c) Pone gulae metas, ut sit tibi longior actas: ... Esse cupis sanus : sit tibi parca manus. .A . . . . . (d) 5. Curae Pastor. adm. ao. Dum satietate venter ea tenditur, aculei

libidinis eccitantur, s p.

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sì familiari in ogni Città, che non suopo allagarne alcuno. su i (ri 5) Osea, favellando di certe persone, Non porranno, dice (a), i lor pensieri per ritornar al lor Dio; perciocchè lo spirito della fornicazione è in mezzo di loro. Ma la Lussuria anche alla Ragione fa soverchio, cioè sopraffà la Ragione; come de Vecchioni addivenne, che tentaron Susanna, de quali però disse Daniele (b): Hanno perduto il senno a tal segno di ricordarsi de giusti giudizi. La pruova n' è, perchè Intelletto, e Voluttà si mimicano: e le forze della Voluttà grandissime sono sopra quelle dell' Intelletto, e più gagliardamente moventi. (1 16) Quando un forte Armato, diceva Cristo, custodisce il suo atrio, tutte le cose, che egli possiede, si stanno in pace (c). Con che dir voleva, che colla fortezza ci terremo saldi contra le tentazioni tutte del nostri Nimici, i quali rubar , ci volessero la grazia di “Dio; e i suoi frutti, che possediamo, che è ciò, di che ci ammonisce quì Dante. . . . (i 17) In Paradiso, dove solo è somma allegrezza. . . . i i (1 18) Il Paradiso, che solo si può chiato , ; è -

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(a) cap v. a. 4 -------------------

(b) Dan. Cap. XIII. n. 19. Everterunt sensum stim o ut non records,

rentur judiciorum justorun. - - i (c) Luc I. n. a 1. a

mare il bel Chiostro, cioè il bel Luogo per eccellenza, . (1 19) Anzi Bisogna sempre pregare, e non venire, orando, mai meno, dice l'Evangelio(a): perchè il Nimico infernale insta perpetuamente per sovvertirci. (12o) La prima per eccellenza; poichè esSa ” è quella , che Cristo Nostro Signore sola ci ha proposta per orare. Quando vorrete voi fare orazione, diceva egli (b), non vogliate far molte parole, siccome fanno i Gentili, che stimano aver ad essere nel lor molto parlare esauditi, Voi così pregherete ec. . . . . (121) Due cose si comprendono nella prima

Domanda del Pater nostro. La prima è, che

Dio, come Essere sommo, e infinitamente santo, sia dagli uomini glorificato e in Cielo, e in Terra ; il che intende Dante in quelle parole, Santificato sia. La seconda è, che come Autore, e Dator d'ogni bene, ne sia da tutti riconosciuto con ringraziamento, e con lode; e ciò spiega Dante con quell' altre parole: E laude ec. (122) Per Regno tuo non si intende qui semplicemente il Paradiso, ma ciò donde conseguita, cioè quel che dice l'Apostolo Paolo(e), , così scrivendo: Il Regno di Dio è la giustizia,

(a) Luc. XVIII. n. 1:

(b) Matth. Cap. VI. n. 17,

(c) Ad Rom, XIV. n. 17.

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ol la pace, e il gaudio nello Spirito Santo. Onde

o i Dante ben dice qui: Vengaci, il regno tuo; ma in tutto quel senso che , questa orazione, da te " a noi insegnata, l'intende, o f -- :

(123) Unitamente: onde siccome i Beati in: Cielo adempiono in ogni cosa perfettamente la volontà di lui, così nel tempo stesso sia dagli Uomini perfettamente quì in Terra ubbidita. (124) Cristo per la sua divina virtù si dimostrò quì in terra fra noi esempio di perdonare, avendo pregato per li suoi stessi crocifissori nell'. atto, che l' uccidevano. (125) Cioè, che noi perdoniamo, e che did | Nimico rio ognuno di noi così si schiostri, e liberi; avendo Cristo detto (a), Che chi perdonerà le offese a lui fatte, gli sarà perdonato dal suo Padre celeste; e chi non le perdonerà, neppur il Padre celeste perdonerà a costui le sue " i ; ;- (126) Cioè Protettore della nostra salvezza, come il chiama Davide, Dio della nostra salute: Perchè insegna alle nostre mani a combattere, e ammaestra le nostre dita a battaglia (b) i (127) Ferute, che dicevano gli Antichi, o Ferite come in oggi diciamo, significano qui le impressioni, e i danni, che ci cagiona il Demoil mio, mediante le tentazioni, colle quali ci fa la guerra.

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(a) Matth. VI. n. 14 et 15.
(b) Tsal. XVII. n. 43.

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(128) L'ultima. Domanda di questa orazione abbraccia come in compendio tutte le altre: perciocchè, come osserva S. Cipriano (a), impetrata questa, niente più rimane a chiedere, nè contra il Mondo, nè contra il Demonio. Quindi è, che Dante, considerandola appunto come un epilogo, Sicchè, dice, a te noi facciamo orazione, domandando, che meritiamo tua grazia ec.

(129) Cioè con prontezza di volontà cammi

niamo all' acquisto del Cielo: da che la divozione, come insegna l' Angelico, non è che una prontezza di volontà di far quello, che si conosce volersi da Dio. (13o) Cioè da qualunque dolore, sì d'animo, che di corpo, e in conseguenza da qualunque male, che n' è la cagione. Non poteva Dante usar voce più generica, che la quì usata. I mi tutti si riducono a gli spirituali, e al temporali, I primi tutti vengono tolti colla Grazia di Dio, e col suo Regno; il che ha espresso ne due versi precedenti. I mali temporali sono tutti compresi con la voce Dolore. Perciocchè con tal nome non solamente ogni patimento corporale, e sensibile, ma ogni tristezza, e passione afflittiva dell'animo viene da Filosofi intesa, (131) Gli occhi miei, cioè la mia Mente, sempre sieno fissi nel Signore, dice Davide (b): ed egli trarrà de lacci i miei piedi.

(a) Serm. VI. de Orat. Dom. a
o b) Peat. XXIV. n. 15. i

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